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Come ha scritto Claudio Spadoni: "Per Vanni Spazzoli si potrebbe parlare di un percorso sostanzialmente solitario, a distanza di quelle che, volta a volta, sono risultate le linee guida dell'ufficialità, artistica internazionale. Quasi inevitabile pensare all'area dell'espressionismo per una pittura come questa, che fa ricorso a una gestualità che talora ricorda l'Action Painting, dove i nomi piu' avvicinabili, qui, sembrano de Kooning e Kline. Ma c'e' anche molto di certo graffitismo, certo quello meno edulcorato e riadattato ad un gusto radical chic. Una pittura che inevitabilmente richiama, oltre ad alcuni grandi artisti per cosi' dire anomali - da Soutine a Dubuffet- per fare solo due nomi - anche la virulenza di certo espressionismo nordico, segnatamente tedesco, esploso come per una ricarica di antiche radici verso gli anni ottanta. Quella di Spazzoli si direbbe una pittura di incubi, di "Paure" come egli stesso ha titolato un suo ciclo recente di grandi dimensioni - evocatrice di incubi, ossessioni ancestrali che han ripreso corpo, magari, in figure o condizioni del nostro tempo. Un'apparizione di volti, di corpi, di membra, dove il drammatico e il grottesco si scambiano le parti, costruiti e disfatti da gesti pittorici violenti, irruzioni di neri su uno spazio che e' quello della scena quotidiana".
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